Lothar Bisky : «Per uscire da una logica difensiva»
Marie-George Buffet: «Vitale il sogno di una bella Europa»
Liberazione 8 maggio 2004
Sull’Europa e la sinistra europea, abbiamo posto alcune domande a Marie-George Buffet, segretaria del Partito comunista francese (Pcf) e a Lothar Bisky, presidente del Partito del socialismo democratico della Germania (Pds):
1- L’Europa cresce, soprattutto in senso quantitativo. Ma la sua identità politica e ideale è ancora incerta: infatti siamo lontani da una carta costituzionale condivisa. Qual è la posizione del suo partito su questa cruciale questione?
2- I movimenti rivendicano una chiara opzione pacifista, come presupposto di un’Europa dotata di forte soggettività e autonomia politica. Altri propongono un’opzione ancora più netta: un’Europa neutrale e disarmata. Qual è la sua opinione?
3- La crisi delle politiche neoliberiste è ormai visibile. Secondo lei quali possono essere i cardini di un modello di sviluppo alternativo?
4- La sinistra europea sta nascendo. Con quali compiti concreti? Con quali prospettive strategiche?
Parla il Presidente della Pds tedesca
Lothar Bisky : «Per uscire da una logica difensiva»
1. Perché le sfide sociali poste dall’allargamento e dalla crescita dell’Unione europea non si trasformino in un dualismo insuperabile, l’Europa ha bisogno di una carta costituzionale. Di una Costituzione, cioè, nella quale vengano fissati, come cardini, la vocazione di pace dell’Unione e i diritti sociali fondamentali. All’Europa non serve un progetto, come quello attuale, che dà rilievo soltanto alle costrizioni della concorrenza, e al riarmo, mentre invece ignora la dimensione sociale. Perciò la Pds respinge la bozza di costituzione fin qui approvata. In realtà, proprio l’allargamento ratificato il 1 maggio scorso, proprio l’apertura di nuove prospettive per tutta l’Europa, con le opportunità che ad essa si legano, rendono necessaria la costruzione di un’Europa sociale. Di un’Europa di pace. Di un parlamento che, per esempio, abbia garantito il diritto di iniziativa legislativa.
In Germania il governo rossoverde finora si è espresso contro l’ipotesi di un referendum sulla Costituzione, contro la «codeterminazione» delle cittadine e dei cittadini della Ue. Noi riteniamo invece che un referendum popolare sia decisivo, come atto essenziale per la democratizzazione dell’Europa.
2. Abbiamo già parlato, non a caso, delle pesanti lacune dell’attuale progetto costituzionale. Tutti i parlamenti, ivi compreso quello europeo, dovrebbero dire la loro sulla questione della pace come anche in materia di politica estera e di sicurezza europee. Ma questo è soltanto un aspetto. L’Europa, in quanto soggetto politico, ha un’opportunità soltanto se riesce a qualificare la sua politica internazionale, se può mettere in atto tutte le possibilità economiche e politiche della prevenzione e della soluzione pacifica dei conflitti. Non dobbiamo dimenticare che l’Europa moderna nasce, essa stessa, come idea di pace: questo deve e può rappresentare nel mondo. Ma questo significa rifiutarsi, coerentemente, di essere la copia conforme della politica militare degli Usa. Perciò abbiamo bisogno di un’Europa senza nucleare, dall’Atlantico agli Urali, e di abbandonare la logica del riarmo. Non dobbiamo assumere il ruolo di vassalli di Bush. nè presentarci sulla scena del mondo con un’analoga logica di militarizzazione. L’Europa dev’essere a fianco di un’Onu rafforzata.
3. Bisogna impedire, ora che l’allargamento è realtà, la concorrenza al ribasso delle diverse economie nazionali e dei sistemi di Welfare. Abbiamo bisogno, subito, di una politica fiscale armonizzata. Abbiamo bisogno di standard sociali ed ecologici di alto livello. Di una politica contrattuale omogenea in tutta l’Europa. Nelle aree deboli, servono politiche di sviluppo economico e sociale capaci di attivare “circoli virtuosi” e autonomia economica. Abbiamo bisogno di una politica produttiva e monetaria che si concentri soprattutto sul mercato interno europeo: con criteri legati all’occupazione e rispettivi regolamenti antidiscirminatori. In questa prospettiva, e con una politica di investimenti corrispondente, ci sono grandi chances per vincere sfide internazionali senza smantellare il sistema delle garanzie sociali e senza fare a meno di adeguati scambi culturali. Soprattutto abbiamo bisogno di un nuovo focus sulle politiche sociali che combatta la povertà, pensato insieme alla politica dell’occupazione, che permetta uno sviluppo e un sistema educativo sostenibili.
4. Io penso che la fondazione di un partito della sinistra europea sia, in sostanza, un evento storico. Dobbiamo uscire dalla difensiva. Dobbiamo sviluppare le molteplici esperienze della sinistra plurale in maniera produttiva, aperta e condivisa. Per combattere le politiche neoliberiste, e per costruire un’analisi corretta delle alternative concrete, non si può fare a meno della dimensione europea: perciò dobbiamo moltiplicare le nostre forze. Il nostro Partito della sinistra europea deve e vuole sviluppare una politica trasparente, nella quale potranno dispiegarsi alleanze “di alta qualità”, sulla base e di un vincolo fortissimo con il movimento per la pace, i movimenti sociali, i sindacati. Questo partito deovrà anche elaborare in forme nuove un pensiero politico ecologista e femminista, per lottare con forza e con chiarezza – e speranza di successo – per un’Europa sociale, democratica e di pace. Nelle istituzioni e fuori delle istituzioni.
(a cura di Rina Gagliardi)
Parla la segretaria del Pcf
Marie-George Buffet: «Vitale il sogno di una bella Europa»
1 Credo che il movimento comunista e la sinistra di trasformazione sociale debbano battersi per un progetto di radicale cambiamento dell’Unione europea. Sono favorevole alla proposta di un progetto che rompa con il ìprogetto europeo di smantellamento dei sistemi di Welfare. Questo significa opporsi alla Costituzione ultraliberista di Giscard e riaffrontare il quadro complessivo del funzionamento delle istituzioni. Io rivendico un nuovo trattato. E’ vitale che le cittadine e i cittadini del vecchio continente continuino a sognare di battersi per un’Europa bella, un’altra Europa, un’Europa di pace.
2. Il tipo di politica internazionale europea, l’orientamento della nostra diplomazia, sono certamente punti molto importanti per sperare di modificare l’attuale situazione di tensioni planetarie e di guerre. L’Europa unita può e deve svolgere un ruolo molto importante per il futuro del mondo. Non sono quindi favorevole all’annullamento dell’iniziativa diplomatica dell’Unione europea. Di fronte all’unilateralismo di Bush e alla sua guerra preventiva, l’Europa deve portare avanti un’attiva politica di prevenzione dei conflitti, darsi da fare per il rispetto del diritto e dell’nu e lavorare alla smilitarizzazione dei rapporti internazionali. In Medio Oriente, l’Europa deve impegnarsi per una soluzione equa e pacifica del conflitto.
3. Io mi baso su due fili rossi. Innanzitutto, l’idea di un rinnovato slancio, di una nuova era democratica, concepita come lo sviluppo della politica di partecipazione a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, politico, economico e sociale. Secondo punto: rendere sistematica la concezione di un «nuovo mutualismo». Di fronte al capitale, occorre a ogni costo rilanciare logiche mutualistiche. In sostanza, occorre ricostruire una cultura dell’appropriazione popolare: il che significa dar vita a un vero e proprio statuto europeo per i servizi e le aziende pubbliche. In concreto, vorrei richiamare un bel progetto, quello che punta su concrete ede effettive garanzie in fatto di occupazione e di formazione. Si tratta del progetto di una nuova sicurezza nei percorsi di vita: offrire la libertà di cambiare lavoro, e di cambiare settore, senza essere costretti alla precarietà. In ultima analisi, occorre pensare a come superare la precarietà generalizzata e il mercato del lavoro capitalistico.
4. Per tutti noi, che rappresentiamo la corrente trasformatrice, è arrivato il momento, credo proprio, di portare a compimento questo lavoro di aggregazione delle forze antiliberiste e progressiste. Il movimento sindacale, la società civile, sono riusciti a far vivere con grande vivacità e fantasia in Europa e nel mondo, le aggregazioni degli uomini e delle donne che si battono contro la globalizzazione capitalista. Credo che la nostra principale responsabilità sia quella di dimostrare che su scala continentale si può avviare una raccolta di forze per un’alternativa politica alla società liberista. Penso che questo segnale, questa spinta, possiamo darli con il Partito della sinistra europea. Penso inoltre che questo raggruppamento debba costruirsi senza egemonismi, nel rispetto della sovranità e del dialogo tra noi e con la società civile europea, con gli intellettuali, le forze sociali, gli uomini e le donne che stanno lottando. Una simile prospettiva rappresenta davvero un grosso passo in avanti