La Sinistra Europea

31 marzo 2011

Semafori e cavalli

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In via Ernesto Basile, all’altezza del parcheggio, saranno installati prossimamente due semafori che avranno complessivamente dodici lanterne, due pali a sbraccio e due paline triple su entrambi i lati della carreggiata, dotati di dispositivi acustici e lampade ad alta efficienza. Così finalmente avremo uno start decente per le corse clandestine dei cavalli.

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Le domande sulle morti che non cambiano il mondo

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Hai voglia di dire che non si muore mai completamente, che chi è morto in nome di un’idea, vittima della missione che portava avanti, non è morto invano. Alla vigilia di ogni derby fra Palermo e Catania ascolto la solita pappa di ricordi dell’ispettore Filippo Raciti, ammazzato quattro anni fa da un manipolo di delinquenti [...]

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”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana

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Venerdì 1 aprile, alle 11, la casa editrice Aliberti ha organizzato presso la sua sede di via Meuccio Ruini 74 la conferenza stampa di presentazione del libro “Ciliegie sotto spirito” della poetessa reggiana Ilma Derini. Un misterioso manoscritto è arrivato per vie traverse nelle mani dell’editore: in quelle pagine la sorprendente scoperta di un diario [...]

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Quella portaerei, di nome Sicilia

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di Antonio Mazzeo – 31 marzo 2011
I marines di Sigonella, l’aviazione italiana di Trapani, i depositi di munizioni di Augusta, gli hangar di Pantelleria e i centri radar e logistici sparsi per l’isola. Ecco le infrastrutture e le armi usate nelle operazioni militari in Libia.

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Intimidazione al pm Agnello. In un foglio i dati della sua famiglia

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31 marzo 2011
Un messaggio dal chiaro significato intimidatorio è stato fatto trovare al pm Maurizio Agnello…

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”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana

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Venerdì 1 aprile, alle 11, la casa editrice Aliberti ha organizzato presso la sua sede di via Meuccio Ruini 74 la conferenza stampa di presentazione del libro “Ciliegie sotto spirito” della poetessa reggiana Ilma Derini. Un misterioso manoscritto è arrivato per vie traverse nelle mani dell’editore: in quelle pagine la sorprendente scoperta di un diario [...]

”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana ”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana ”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana ”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana

”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana

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Trascurabili dettagli

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Ditemi la verità: se un gruppo di persone si sgola, si straccia le vesti e convoca il Senato in seduta notturna per impedire la morte una donna in stato vegetativo permanente che aveva chiesto lei stessa la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali necessarie a tenerla clinicamente in vita, cosa vi aspettereste che facesse per salvare la pelle a migliaia di uomini, donne e bambini che scappano dall’inferno e sbarcano sulle nostre coste inseguendo disperatamente una speranza di sopravvivenza?
Se tanto mi dà tanto quelle persone dovrebbero scendere in piazza, incatenarsi, minacciare di darsi fuoco con l’accendino in una mano e la benzina nell’altra per fare in modo che quei poveri disgraziati vengano accolti, sfamati, dissetati e salvati dalla morte.
Invece no.
Invece le stesse persone che allora gridavano al crimine contro la vita, evocando lo spettro dell’eugenetica e dando dell’assassino a chiunque cercasse di far rispettare la volontà di quella donna, adesso strillano come ossessi che quei poveri cristi devono andarsene fuori dai coglioni, tornare da dove sono venuti, togliersi di mezzo e arrangiarsi come possono.
Si tratta del definitivo trionfo di un’ipocrisia tanto grossolana da diventare paradossale: un’ipocrisia sfacciata, praticata apertamente come se niente fosse e rivendicata senza ritegno, senza pudore, senza il benché minimo rispetto per la logica.
Spero davvero che qualcuno se ne ricorderà, la prossima volta che questi personaggi verranno a farci la predica sulla sacralità della vita umana.

Trascurabili dettagli
Trascurabili dettagli

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Casinò, nobel e colore. Lo show berlusconiano a Lampedusa tra promesse e claque

“A Lampedusa il nobel per la Pace”. In una giornata ventosa e soleggiata, Silvio Berlusconi atterra sull’isola martoriata e promette che il governo si impegnerà per questo riconoscimento. Parole che rimbombano dagli altoparlanti tra le strade della cittadina mentre la gente applaude. Una bacchetta magica che risolve tutto, dalla munnizza di Napoli alle macerie dell’Aquila.


Casinò, nobel e colore. Lo show berlusconiano a Lampedusa tra promesse e claque

Casinò, nobel e colore. Lo show berlusconiano a Lampedusa tra promesse e claque Casinò, nobel e colore. Lo show berlusconiano a Lampedusa tra promesse e claque Casinò, nobel e colore. Lo show berlusconiano a Lampedusa tra promesse e claque

Casinò, nobel e colore. Lo show berlusconiano a Lampedusa tra promesse e claque

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Precari Ispra, dal tetto al nulla. Pronti a protestare ancora

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31/03/2011 18:06 | LAVOROITALIA

di Luciana Cimino (www.unita.it del 31 marzo 2011)

Strano destino quello dell’Ispra. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ente vigilato dal Ministero dell’Ambiente, ha sempre più compiti e emergenze da seguire ma ha sempre meno soldi per assumere personale e per svolgere le sue preziose attività di ricerca e controllo. Eppure che la sua funzione sia importante lo dimostrano le vicende degli ultimi mesi: è l’Ispra a gestire la parte italiana dell’emergenza nucleare causata dal terremoto in Giappone, ad aver seguito l’emergenza per lo sversamento di idrocarburi nel nord Sardegna, la vicenda navi dei veleni in Calabria, il monitoraggio della biodiversità nel Canale di Sicilia, tutti gli interventi legati al dissesto idrogeologico del territorio. O meglio sono anche e soprattutto i precari dell’Ispra.

200 persone circa, eccellenze della nostra ricerca, che tra il 2009 e l’anno scorso hanno passato per protesta due mesi sul terrazzo della sede di via Casalotti, a Roma, per difendere il loro lavoro (erano tutti in scadenza) e la dignità della ricerca scientifica. «La protesta sul tetto ha ottenuto visibilità mediatica e politica e allora il ministro Prestigiacomo, dopo averci ignorato – raccontano i precari del coordinamento Usi/Rdb – d’accordo coi vertici dell’ente ci ha promesso il rinnovo dei contratti per un anno e un protocollo d’intesa per risolvere il problema attraverso concorsi pubblici e scorrimento delle graduatorie».

NULLA È CAMBIATO

A distanza di 16 mesi nulla è cambiato, lamentano oggi i precari. «Dicono che l’Istituto non ha soldi per assumere i 90 vincitori di concorso, figuriamoci per regolarizzare gli altri 100 co.co.co, borsisti, assegnisti, tempi determinati». L’amministrazione dell’ente non ha ancora ricevuto trasferimenti sufficienti dal governo e dal ministero dell’Ambiente, «quindi – denunciano i precari riuniti sabato scorso in un sit in sotto la sede di via Curtatone – di non poter andare avanti con le assunzioni previste dal protocollo d’intesa siglato lo scorso anno al termine della lotta del tetto, la cui applicazione integrale consentirebbe finalmente il buon funzionamento dell’Istituto e l’“emersione” di oltre 200 lavoratori che ancora oggi svolgono le stesse attività dei colleghi a tempo indeterminato, senza però ricevere lo stesso trattamento economico e contrattuale».

Monica Targusi, 34 anni, lavora all’Istituto da 8 anni. È risultata idonea al concorso ma delle promesse della Prestigicomo e del presidente dell’Ispra Bernardo De Bernardinis (membro della commissione Grandi Rischi della Protezione Civile durante il terremoto in Abruzzo) non si fida: «Dietro questa mancata regolarizzazione dei precari c’è un evidente tentativo politico di svilire la ricerca scientifica». «L’Ispra infatti esegue funzioni di ricerca e controllo che è importante che gestisca un istituto pubblico che, almeno in teoria, dovrebbe essere imparziale. Immaginiamo per esempio cosa accadrebbe se le ricerche per il nucleare in Italia le facesse un ente con fini di lucro». Umberto Scacco di anni invece ne ha 40 e “scade” tra una settimana. Dopo 12 anni di lavoro ininterrotto per l’Ispra. E dire che al concorso è risultato terzo. «Non posso più essere rinnovato, all’estero in una situazione come la mia, dopo tanti anni di apprendistato, l’assunzione sarebbe automatica, ma in Italia è impossibile». Lui adesso si ritrova a reinventarsi un mestiere, avendo tre figli e un mutuo da pagare, «per noi che siamo cresciuti nella ricerca e con profitto ricollocarci nel mercato del lavoro è difficilissimo, è umiliante dopo tutto questo precariato doverti inventare un mestiere qualsiasi per riciclarti». «I vertici dell’Ispra stanno perseguendo nei fatti, al di là delle promesse, una politica contraria a quella della valorizzazione del personale e della ricerca, non c’è la volontà di creare un polo di eccellenza scientifica. Noi ci chiediamo: c’è una deliberata strategia a confondere le acque per mettere in archivio la parte che fa ricerca di questo istituto?».

Domani la prossima riunione con l’ente. «Vogliamo che mettano nero su bianco un programma di assunzioni altrimenti faremo ripartire una protesta ancora più dura».

Precari Ispra, dal tetto al nulla. Pronti a protestare ancora

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VERTENZA EUTELIA, LAVORATORI: SOSTERREMO COLLEGHI CONDANNATI

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31/03/2011 18:10 | LAVOROITALIA

(ANSA) – ROMA, 31 MAR – «Le lavoratrici ed i lavoratori della sede di Roma esprimono la più ferma condanna in merito agli assurdi decreti penali di condanna emessi dal Tribunale Penale di Roma a carico di 12 lavoratori accusati di aver fatto irruzione e occupato i locali della loro sede aziendale di via Bona 67 durante la prima fase della vertenza stessa e condannati a tre mesi di reclusione, pena convertita al pagamento di euro 7.600,00 cadauno». Recita questo il documento stilato dai dipendenti dell’Eutelia che ieri hanno partecipato all’assemblea nella sede romana dell’azienda con la Fiom Cgil. «I loschi interessi ed i relativi intrecci finanziari-politico-istituzionali che sono stati, almeno in parte smascherati, grazie alla tenacia, perseveranza e determinazione messa in campo sino ad oggi dai lavoratori – si legge ancora nel testo -, continuano, purtroppo, a determinare iniziative di accanimento contro i lavoratori, sia sul piano giudiziario, sia su quello professionale e lavorativo. L’Assemblea dei lavoratori ritiene pertanto di continuare, anzi intensificare, tutte le iniziative di lotta e di denuncia per ristabilire il sacro santo diritto alla condanna dei falsi imprenditori che hanno derubato e distrutto l’azienda Agile/Eutelia, al ripristino dell’unicità della stessa in capo alla società Eutelia e per ristabilire le condizioni per la piena occupazione delle professionalità esistenti». In merito ai 12 decreti Penali di Condanna, «a supporto delle iniziative legali e sindacali che si stanno intraprendendo e per quelle che verranno, l’Assemblea ha deciso unanimemente di riattivare e rilanciare la cassa di resistenza creata e gestita dai lavoratori aprendo la contribuzione di solidarietà a tutti».

VERTENZA EUTELIA, LAVORATORI: SOSTERREMO COLLEGHI CONDANNATI

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Migranti, per l’Europa un fallimento storico

31/03/2011 13:11 | POLITICAINTERNAZIONALE

di Alessandro Dal Lago (Liberazione del 31/03/2011)

Un’economia indebolita, con scricchiolii di abbassamento del rating all’orizzonte e persino di fuoriuscita dall’euro. Una società lacerata e ampiamente precaria. Istituzioni, come la scuola e l’università, penalizzate dall’ossessione per la riduzione della spesa pubblica. E soprattutto un governo che corre dietro ai processi del premier e, screditato com’è sulla scena internazionale, si impegna in futili guerricciole diplomatiche con i più potenti vicini. Un’opposizione che non ha uno straccio di programma alternativo…

In questo panorama a dir poco oscuro, la cosiddetta emergenza immigrazione non fa che scoperchiare la miseria in cui il paese è stato condotto dall’attuale governo. Dico “cosiddetta”, perché è impensabile che un paese di sessanta milioni di abitanti, e che resta una delle prime dieci economie al mondo, nonostante tutto, non sia capace di allestire un minimo di assistenza decente a 20.000 stranieri (tanti sono, più o meno, da gennaio). Se si tiene conto, soprattutto che la Tunisia in questo momento ne ospita forse più di centomila. E’ grottesco che Maroni, dopo aver evocato mesi fa la fantastica cifra di mezzo milione di “clandestini”, non sia in grado di offrire tende e pasti decenti a quelli attuali.

Come è avvenuto in Campania con l’altra emergenza, quella dei rifiuti, la visita di Berlusconi a Lampedusa non è che una sceneggiata a fini di propaganda elettorale, utile a far dimenticare i processi e l’assorbimento del parlamento nelle sue faccende personali.

Ma dietro tutto questo c’è il fallimento, a questo punto storico, della politica italiana ed europea su migranti e profughi. L’Europa non è che un’etichetta monetaria, sotto cui i governi che contano perseguono i loro piccoli obiettivi di potenza. I patti scellerati con Gheddafi e Ben Alì, stipulati da mezza Europa, sono saltati davanti a rivolte e guerre civili e ora l’Africa del nord non è che un terreno di scontro egemonico e petrolifero. Quando mai l’Europa (e l’Italia in essa) ha mai avviato una vera politica di sviluppo e cooperazione con paesi e territori che sono a poche centinaia di chilometri da Grecia, Italia e Spagna? Il risultato è ora il palleggiamento di alcune decine di migliaia di persone tra Lampedusa e Ventimiglia, oltre che l’isteria di governatori e amministratori locali. E non parliamo delle feroci boutade di Bossi che forse non fanno più nemmeno ridere i padani.

Quello che si prepara nella striscia popolosa che va dal Marocco alla Cina, passando dalla polveriera mediorientale, è inimmaginabile: altro che emergenza immigrazione! Sarebbe necessaria ben altra strategia, economica e politica, per affrontare i cambiamenti in popolazioni che non ne possono più dei loro tiranni, ma hanno tanti conti da regolare con un occidente che si prepara a combattere una guerra al mese.

Quello che resta della sinistra in Italia, invece di farsi contagiare da un bellicismo facile facile, dovrebbe cominciare a riflettere sulla propria incapacità di reagire a tutto questo, sulle proprie ossessioni moraliste e giustizialiste che fanno passare in secondo piano ben altre questioni strategiche, in un mondo in cui qualsiasi conflitto si integra con quelli limitrofi.

Ma, per cominciare, è indispensabile ribadire che nessuna Realpolitik demografica può oscurare il diritto primario di profughi politici ed economici di essere accolti come esseri umani e persone dai paesi ricchi. La fuga è una necessità, l’accoglienza un dovere che nessuna comunità civile può ignorare.

Migranti, per lEuropa un fallimento storico

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NIENTE GUERRA, NIENTE LAGER. APPELLO ALLA MOBILITAZIONE DEL PRC DI PISA

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31/03/2011 13:27 | POLITICATOSCANA

Da questa mattina (GIOVEDI’) cominceranno i lavori di preparazione per il LAGER che a Coltano il governo vorrà aprire da lunedì.

Un presidio autorganizzato da tutti i soggetti offesi dalla decisione imposta dal governo, tra cui Rifondazione Comunista, si stanno dando appuntamento in questi minuti alle ore 06.30 alla base di COLTANO per manifestare il proprio disgusto alla decisione e ostacolare i lavori di allestimento.

Gira questo messaggio alla tua mail list e invita quante più persone possibile che non accettano di vedere nel nostro paese un luogo di detenzione con tanto di reti e filo spinato per coloro che scappano dalla barbarie a partecipare al presidio.

Ci vediamo lì.

la segreteria

PRC Pisa

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Consiglio Comunale del 28/3/2011. Ritentiamo

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Mi scuso per il ritardo, ma sono stati giorni di fuoco e non sono riuscito a pubblicare nulla. Rimedierò. Eccoci qui alla seconda convocazione del consiglio della minoranza (essendo tutti i punti tranne uno proposti dall’opposizione). Niente inno, interrogazioni e interpellanze, quindi si parte subito a mille. Ci tengo a precisare, come sempre, che il [...]

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OMNIA NETWORK: PROSEGUE IL PRESIDIO DEI CASSAINTEGRATI SOTTO LA REGIONE LAZIO

31/03/2011 12:50 | LAVOROITALIA

Secondo giorno di presidio sotto la Giunta regionale del Lazio dei cassintegrati Omnia Network, l’azienda che fino al luglio dello scorso anno gestiva il call center delle Agenzie Fiscali.

Oltre 100 lavoratori insieme a USB chiedono alla Presidente Polverini di dare corso all’impegno assunto dalla Regione per l’apertura di un tavolo che affronti la vertenza, alla presenza del Ministero dell’Economia, della Sogei e delle Agenzie Fiscali.

La vicenda Omnia Network ha riprodotto un nuovo caso Agile/Eutelia all’interno della Pubblica Amministrazione, determinando dunque un danno sia ai lavoratori, che non hanno vista garantita la salvaguardia occupazionale, sia cittadini che pagano i servizi pubblici. La Sogei, Società di Information e Communication Tecnology del Ministero delle Finanze, non è riuscita a garantire la piena regolarità della gestione del contratto di appalto ed i lavoratori ex-Omnia non sono stati più riassorbiti dai nuovi affidatari del servizio.

A settembre 2010 La Regione Lazio ha firmato un accordo per avviare il problema a soluzione, ma i lavoratori sono ancora in attesa. Proseguiranno pertanto nel presidio sotto la Giunta fino a quando non giungeranno atti concreti per la loro vertenza.

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Se questa è accoglienza…

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31/03/2011 12:46 | POLITICAITALIA

di Gaetano De Monte e Francesco Ferri

Poco attenti ai divieti intimati, ben nascosti tra gli alberi d’ulivo e i numerosi camion dei vigili del fuoco, tra le pieghe di un tramonto che da queste parti si tinge dei colori della vigna, abbiamo voluto renderci conto della portata reale della partita che si sta giocando in contrada Paione, tra Manduria ed Oria, al confine tra le province di Taranto e Brindisi, nella zona di un ex aeroporto, dismesso ormai da decenni. Quest’area, immersa nella campagna e distante pochi chilometri dalla cittadina brindisina (ma situata sul territorio del comune di Manduria) è stata individuata dal ministero degli Interni come zona idonea per ospitare la prima tendopoli italiana, nella quale confluiranno una parte dei profughi provenienti dal Maghreb.

Le gru scaricano freneticamente container dai camion, le pale meccaniche spianano l’area su cui vengono, a ritmo serrato, allestite le tende. I vigili del fuoco giunti da mezza Italia si prestano, un po’ imbarazzati, a qualche battuta. Anche nei loro sguardi dubbiosi, nelle loro titubanti parole, si coglie la percezione della solennità del meccanismo messo in atto al confine orientale della provincia Ionica.

Poco convinti dalle altalenanti e frammentarie versioni ufficiali che ci continuano a raccontare, in maniera abbastanza inverosimile, di come l’area in questione avrà i connotati di centro temporaneo di accoglienza (parola che, associata a recinzioni e filo spinato, mette i brividi), ci aggiriamo intorno alle tende ancora vuote e la sensazione dalla quale siamo avvolti, ognuno nel proprio silenzio, è allo stesso tempo una domanda connotata da un retrogusto acre di paura e di rabbia: che ne sarà degli uomini, investiti da guerra e morte, che verranno qui reclusi?

Preoccupazioni e timori ci assalgono, tutto è in divenire. Ci sono, mentre si scrive, solo vigili del fuoco che continuano freneticamente a mettere su il campo profughi dalle potenziali proporzioni gigantesche e che, alla prova visiva, palesa in maniera incontrovertibile di come il concetto più appropriato per descrivere costruzioni di questo tipo sia reclusione forzata, in luogo dell’inflazionato e tremendamente più rassicurante termine di tendopoli.

Quello che percepiamo anche è che, parafrasando il presidente Vendola “In Puglia si accoglie e non si fa razzismo”. E che la Puglia “ostacolerà in ogni modo qualsiasi operazione di incivile ordine pubblico camuffata con volute di amorevole accoglienza”, cosi’ come ha dichiarato Nicola Fratoianni, assessore della giunta Vendola con delega alle politiche di inclusione per i migranti, che questo pomeriggio ha visitato la costruzione in divenire.

Appare altresì certo, fin da ora, è che il centro di Manduria ha ogni elemento utile per divenire, da subito, assolutamente lesivo di ogni concetto possibile di dignità umana, e che il meccanismo azionato nella cittadina tarantina è assolutamente contiguo alle politiche messe in atto dal governo italiano in tema di migranti. Separare, schedare, contenere, respingere, isolare, gestire, controllare. Oggi Manduria, forse per la prima volta nella sua storia, è in Europa.

Ci rendiamo conto di quanto sia forviante la circostanza per cui che nel dibattito politico nazionale l’unico elemento di discussione ruoti incorno al numero di ‘invasori’ in arrivo sulle nostre coste, e di quanto i concetti di solidarietà e accoglienza, inflazionati nelle normative italiane ed europee in tema di migrazioni sappiano, drammaticamente, di beffa.

Ci appare evidente come, qui ed ora, sia in ballo una sfida dalla portata epocale. Una partita iniziata vent’anni fa, nel rapporto tra la Puglia e i cittadini albanesi. Che è continuata – e che continua – drammaticamente nelle campagne del foggiano, e non solo. E che investe nuovamente il territorio pugliese. Saprà la nostra regione mostrarsi matura e coraggiosa, calda e colorata, aperta e solidale, facendosi contaminare dal vento di libertà proveniente dalla sponda sud del mediterraneo, e declinandolo in una rivolta generale contro ogni centro di contenimento forzato?

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FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E SINISTRA CRITICA INSIEME AL COMUNE DI TORINO E NELLE CIRCOSCRIZIONI

31/03/2011 13:35 | POLITICAPIEMONTE

La Federazione della Sinistra e Sinistra Critica hanno raggiunto un accordo per comporre una coalizione di sinistra per le elezioni comunali a Torino, a sostegno di Juri Bossuto candidato sindaco e con propri candidati presidente nelle Circoscrizioni.

“Il proprio obiettivo è stato raggiunto: creare una coalizione alternativa al centro-sinistra e a Fassino – dicono Renato Patrito e Mao Calliano, Segretari provinciali di Prc e Pdci – Ripartiamo da chi ha avuto il coraggio di dire No al ricatto di Marchionne e da chi vuole discostarsi dall’invocata continuità con i 10 anni di Chiamparino”.

“E’ importante che si sia costituita una coalizione – afferma Franco Turigliatto di Sinistra Critica- che contrasti i progetti economici e sociali della Fiat e degli altri poteri forti della città, a sostegno dei diritti del lavoro, dei beni comuni, contro razzismo e xenofobia. Essendosi create positive condizioni di unità Sinistra Critica ritira la sua candidata, Antonella Visintin, ringraziandola per la disponibilità e impegno in questa delicata scadenza politica, sapendo che porterà la sua esperienza alla lista e alla coalizione”.

“Sono particolarmente soddisfatto che si sia trovato un accordo tra Federazione e Sinistra Critica e si vada verso una ricomposizione della sinistra che fa la sinistra e non si accoda al pensiero unico in chiave fassiniana e pensa ad una città diversa”, conclude Juri Bossuto, candidato sindaco.

Torino, 31 Marzo 2011

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E SINISTRA CRITICA INSIEME AL COMUNE DI TORINO E NELLE CIRCOSCRIZIONI

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Dall´energia sicura all´acqua il ritorno degli ambientalisti

31/03/2011 11:52 | AMBIENTEITALIA

di STEFANO RODOTÀ (LA REPUBBLICA del 31 MARZO 2011)

Viene messa a punto un´agenda politica rinnovata, sempre meno ideologica, che mette in discussione le pratiche consolidate. Si fa più evidente la centralità dei beni comuni: acqua, aria, cibo, salute, conoscenza.

E qui la frizione con il mercato non fa che aumentare. La vittoria elettorale dei Grünen in Germania e la mobilitazione per i referendum segnalano una ripresa della sensibilità per i temi verdi Le coincidenze non sono mai figlie del caso. Soprattutto in politica. Di questo bisogna tener conto nel valutare avvenimenti come il successo elettorale dei Verdi tedeschi nel Baden-Wuerttemberg e nella Renania-Palatinato, il raddoppio dei voti dei Verdi francesi nel primo turno delle elezioni cantonali, la manifestazione italiana di sabato contro la privatizzazione dell´acqua, che ha confermato un grande sostegno popolare già reso visibile dal milione e mezzo di firme raccolte per promuovere il referendum. Commentando il risultato di domenica, si è detto che uno tsunami si è abbattuto sul sistema politico tedesco: un uso malizioso della parola, con la quale si è voluto alludere sia ad una impetuosa crescita di consensi che per la prima volta porterà un esponente dei Verdi a presiedere una delle più importanti regioni della Germania; sia al molto più drammatico tsunami giapponese, dando così al voto il significato di un referendum pro o contro il nucleare, in qualche modo ridimensionando la portata politica del successo verde. Se è giusto non trarre frettolose e entusiastiche valutazioni dal voto tedesco, è altrettanto vero che sarebbe sbagliato sottovalutare le ragioni che indirizzano le attenzioni dei cittadini verso il movimento verde, quasi che si trattasse di un riflesso emotivo destinato, prima o poi, ad essere complessivamente riassorbito. L´ambientalismo delle origini si è affrancato da molti schematismi, ha maturato analisi accorte delle dinamiche economiche e sociali, ha contagiato settori diversi da quelli direttamente legati alla tutela dell´ambiente naturale. È stata così messa a punto una agenda politica rinnovata, sempre meno ideologica, anche se fondata su una sottolineatura forte della necessità di una radicale messa in discussione di alcuni criteri che continuano ad ispirare molte scelte economiche e politiche, in primo luogo quelle volte ad una sorte di modernizzazione forzata non accompagnata da una valutazione adeguata di tutte le sue possibili conseguenze. Due parole d´ordine degli ambientalisti – “disinquinare”, valutare l´”impatto” di decisioni pubbliche e private – sono divenute d´uso corrente nel più generale lessico politico. E l´operazione di disinquinamento viene riferita anche allo stesso ambiente politico, tanto che alcuni commentatori hanno colto nel voto tedesco una forte richiesta di etica pubblica. Non è un caso che quel voto abbia fortemente penalizzato i liberali, la cui immagine era stata appunto inquinata dalla scoperta di un loro ministro in flagrante peccato di plagio per la sua tesi di dottorato, e le cui immediate dimissioni non sono riuscite ad arginare il discredito per il suo partito. Vero è che l´Italia del centocinquantenario sembra ormai mitridatizzata verso qualsiasi immoralità pubblica: ma forse il caso tedesco può dirci qualcosa sulla convenienza politica di non fare sconti in tema di etica civile. Nell´agenda dei Verdi compare il reddito minimo garantito, al quale si guarda come ad uno strumento che può eliminare molti inquinamenti dell´ambiente sociale. Qui si coglie una significativa sintonia con una sentenza della Corte costituzionale tedesca che, nel febbraio dell´anno scorso, ha dichiarato illegittime alcune norme che contrastavano con il “diritto fondamentale alla garanzia di un minimo vitale dignitoso”. Ma i Verdi seguono pure una indicazione che si trova nella Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea, che in Italia ispira l´azione del neonato Basic Income Network e che gli ambientalisti nostrani dovrebbero seriamente prendere in considerazione se davvero vogliono intraprendere un non retorico cammino costituente. Vi è poi il tema del disinquinamento dell´ambiente informatico, che esige continue valutazioni d´impatto delle innovazioni, come ci ricorda l´ultimo numero della rivista “Terminal”, appena uscito in Francia. Ma l´ambientalismo ha trovato uno dei suoi più forti caratteri distintivi nella centralità attribuita ai beni comuni – aria, acqua, salute, cibo, conoscenza. Qui la frizione con la pura logica di mercato si fa più marcata e i beni comuni si presentano come la proiezione nel mondo dei diritti fondamentali che devono accompagnare ogni persona quale che sia il luogo in cui si trova, quale che sia la sua condizione. Beni comuni e diritti di cittadinanza si congiungono, dando all´azione politica anche una forte portata simbolica, individuando le stesse precondizioni della convivenza democratica. È bene non dimenticare, per evitare letture troppo appiattite sulla sola vicenda nucleare, che poche settimane fa i cittadini di Berlino avevano votato proprio contro la privatizzazione della gestione dell´acqua. E si può aggiungere che in un´altra grande capitale, Parigi, il ritorno della gestione dell´acqua in mano pubblica è stato voluto dal sindaco socialista, Bertrand Delanoe, la cui elezione era stata resa possibile dall´alleanza con i Verdi. Se, dunque, si vuole seriamente guardare al modo in cui si costruisce oggi una agenda politica, il tema dei beni comuni è destinato a rappresentare un riferimento ineludibile (che malinconia vedere che il Pd si divide proprio sul referendum sull´acqua). Solo così, peraltro, è possibile congiungersi con una Europa dove è necessaria un´azione convinta per sfruttare tutte le opportunità offerte dalla Carta dei diritti con i suoi riferimenti alle generazioni future, alla tutela dell´ambiente, allo sviluppo sostenibile.

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Ex pentito Candura condannato per ricettazione

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31 marzo 2011
Palermo. La terza sezione del tribunale di Palermo ha condannato l’ex collaboratore di giustizia Salvatore Candura…

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Ass.Georgofili: ”Da Tagliavia attacco frontale”

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31 marzo 2011
Firenze. «Su sollecitazione di alcune parti civili nel processo per le stragi del 1993, peraltro con nostro rammarico da tempo non vicine all'attività della nostra associazione…

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Chi cazzo credete di essere

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Alye Pollack ha 13 anni e frequenta la Westport Junior High, una scuola del Massachusetts. Ogni giorno, da ormai due anni, Alye è presa di mira da compagni di scuola che le rivolgono parole dure e offensive. Pe ribellarsi al bullismo la ragazzina americana ha usato YouTube e ha commosso l’America

Questo l’incipit di P.L. Pisa nel commento al video su Repubblica TV. Il video lo conosco, è una ragazzina americana vittima di bullismo per via delle sue tendenze sessuali. La ragazza è lesbica. A questo video, nel mondo reale, seguono messaggi di solidarietà. Questo video nel mondo di Repubblica è riassunto, traducendone i passaggi importanti, così:

“Vi sembro felice? Non lo sono – si legge nei cartoncini – Non ho molti amici. Tre o quattro al massimo. Il perché? Non è passato un giorno senza che mi dicessero una di queste parole”. E a questo punto Alye cita le offese che le vengono rivolte continuamente, tra cui “brutta”, “grassa”, “prostituta” e “mostro”.

…brutta… grassa… prostituta… mostro… c’è la piccola omissione del lesbica. Un’omissione che deflagra però. In quell’omissione c’è tutto un mondo di ipocrisia. Quella che fa più danni perchè è subdola. Un omofobo dichiarato e conclamato punta il dito contro un omosessuale ed esprime il suo pensiero, che ne so, meglio fascista che frocio, ad esempio. Il far finta che il problema sia un altro, il distrarre dal focus invece è un atteggiamento che non informa e nega una realtà. Medioevo.
Ma allora di cosa sta parlando quel commento? Del problema del bullismo nelle scuole americane? Sospetto che la frase magica sia la seguente:

E poi il messaggio shock: “Non la faccio finita, ma ci sono vicina”. per poi arrivare alla disperata richiesta di “AIUTO”

Eccolo qua il punto, facilmente riconoscibile dalla parola più abusata degli ultimi anni: “shock” e dal maiuscolo usato per comporre la parola AIUTO. Ricapitoliamo. Shock si usa anche per descrivere la reazione al sole che sorge. Lesbica, invece, non si dice nemmeno se l’argomento è l’omosessualità femminile. Le lesbiche, evidentemente, sono passate di moda e tirano molto meno di un carro di buoi.

Chi cazzo credete di essere

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